Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Verona

GIANCARLO FRANCHINI

intervista al Presidente Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori della Provincia di Verona

Cosa significa per un architetto “costruire in qualità”?

Già nel 1998, con la nascita del Forum per le politiche architettoniche europee si evidenziò l’anomalia del nostro paese rispetto all’Europa: l’assenza di una consapevolezza dei valori di Architettura. Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori chiese una specifica legge per l’architettura italiana: è ancora ferma in parlamento. Per “qualità” si deve intendere un percorso sostenuto dal rispetto per il contesto, per la ricerca sui materiali, per i molteplici aspetti multidisciplinari, per i modi d’uso, per quel rapporto interno-esterno, oggetto-fruitore che accomunano “la progettazione di un oggetto di design, al restauro di un quartiere degradato alla periferia di una metropoli”.

L’architetto, nel suo lavoro, è alla continua ricerca della qualità tecnico/formale e della qualità estetica. Quanto conta l’aggiornamento professionale per il raggiungimento di questi obiettivi?

Sono passati i tempi in cui ci si occupava solo del progetto tecnico lasciando ad altri quanto non quantificabile. Arricchire il bagaglio tecnico specifico della professione è determinante per aumentare l’efficienza dei processi e la qualità dei servizi professionali. I codici deontologici affermano “l’imprescindibile necessità per i professionisti di tenersi aggiornati e di ricorrere ad una periodica attività formativa o autoformativa”. La crisi, poi, penalizza chi non è in grado di evolvere il proprio modello di offerta attraverso un maggiore livello di sapere.

In un periodo di crisi, da parte della vostra utenza c’è comunque la ricerca della qualità?

La questione abitativa non riguarda più solo chi non ha casa, ma sempre più chi non riesce a permettersi quella nella quale abita. Da qui il tema della “casa possibile”: una risposta all’emergenza abitativa che si rivolge a quella fascia sociale troppo ricca per la casa sociale, ma non abbastanza per accedere all’offerta del libero mercato. L’etica dell’architetto si dovrà fondare sempre di più sul diritto dei cittadini nell’abitare in case sicure, di qualità e con costi limitati. Allo stesso modo l’etica dovrà fondarsi sulla qualità del progetto delle città, sulla tutela attiva del paesaggio, sulla limitazione del consumo di nuovo territorio.

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